Nelle viscere della terra attraversando una miniera

Non è stata la prima volta che siamo entrati nel profondo della Terra.
Avevamo già provato quest’ inverno quando, in Austria, eravamo entrati nella pancia del ghiacciaio dello Stubai
Lì un mondo incantato ci aveva accolto: un mondo fatto di cristalli, di giochi di luce, di trasparenze e di opacità.
Un’esperienza al confine tra fiaba e sogno che spesso ricorre nei nostri  ricordi.
Questa volta, invece, è stato diverso.
Siamo entrati nelle viscere della terra camminando in una miniera.
E ci si è aperto un mondo incredibile che però,  del fiabesco aveva ben poco….

 
 
“Me li ricordo ancora io quei poveri minatori quando, dopo una giornata di lavoro rincasavano. Erano tutti bianchi, per via di una polvere leggera come borotalco che li faceva assomigliare a tanti fantasmi. I loro abiti, i loro capelli, le loro scarpe ne erano completamente ricoperti. Da questa nuvola bianca, l’unica cosa che si riusciva a distinguere erano gli occhi. Occhi stanchi ed arrossati. Questi uomini si trascinavano lentamente verso le loro abitazioni con le loro gambe stanche, le loro braccia stanche, il loro corpo esausto dopo una giornata di lavoro.”
 
E’ William, la nostra guida che parla e che ci racconta storie di ordinaria fatica, storie di ordinaria tristezza, e di sacrifici che vanno al di là dell’ordinario e del sopportabile.
Storie di uomini comuni che per mantenere le proprie famiglie hanno dato, in molti casi, anche la vita.

 

Foto di uno scatto di Pepi Merisio

Tuttavia, non ci si rende subito conto della storia di dolore che si porta dentro miniera.
La visita comincia infatti con “effetti speciali e colpi di scena” che catturano l’attenzione dei bambini ma anche dei grandi.
Vedere una pietra che più la bagni con l’acqua e più prende fuoco, ha un po’ il sapore del circo e della magia e resti lì  a bocca aperta ed incredulo, ma soprattutto con una gran voglia di varcare la soglia della galleria dalla quale si accede alla miniera.

Su un tavolo sono disposti i caschetti che bisogna indossare durante la visita.
Il personale accoglie i bambini. Chiede loro quanti anni hanno e poi, in tono scherzoso, comunica che per la loro età sono abili ed arruolati per il lavoro in miniera.
I grandi cominciano a comprendere il vero significato di quelle parole e ne percepiscono il tono amaro.
I bambini ridono, con i loro caschetti sulle teste. E’ ancora presto per capire.
E poi, adesso, c’è da pensare al trenino….

Come pronti per una gita in un parco divertimenti, raggiungiamo il trenino e ci accomodiamo.
Il clima è festoso, un misto di curiosità ed eccitazione messi insieme. Potrebbe essere diversamente per dei bambini?

 

Ecco, si parte, e si entra nella galleria.
E’ dal soffio umido e gelido dell’aria che si comincia a comprendere che non stiamo per entrare in una favola…

Il trenino avanza sui binari rasentando le pareti umide e scure della terra.
Ad un certo punto si arresta e lì comincia il racconto della guida che spiega la storia della miniera, di quando nacque e perché.
Ancora una volta ripete il gioco della pietra – il carburo di calcio – che si incendia con l’acqua.
Veniva usato proprio dai minatori per alimentare le loro lampade.
Ma il gioco – questa volta – serve per uno scopo ben diverso…

Dopo la grande fiamma William spegne tutto e ci fa trovare faccia a faccia con il buio della miniera.
E’ il buio della pancia della terra.
Che fa paura a tutti: grandi e piccini e fa sentire i brividi lungo la schiena.
Nessuno ha il coraggio di parlare.
“Provate a mettere le mani davanti al vostro viso. Vedete qualcosa?”
No..non si vede nulla.
Si sente solo il freddo e l’umidità.
La lampada dei minatori finalmente si riaccende e ci ridona la vista.

Il trenino riparte e ci porta verso un altro corridoio.
Si scende e da qui in poi proseguirà a piedi per circa un’ora.
Non fosse per il freddo che ci penetra nelle ossa si potrebbe dire di essere entrati all’inferno
Prima ci accoglie l’oscurità


Poi avvertiamo un forte scroscio.

E’ un torrente sotterraneo che scorre parallelo al nostro cammino e che ci impedisce di sentire le nostre voci.

Un torrente impetuoso che nella parte bassa della miniera forma un laghetto dalle acque fredde e cristalline.
Una vera meraviglia della natura.

Attraverso delle scale scendiamo sempre più giù, sempre più dentro la pancia nera della miniera.

Poi ci fermiamo…
Ed ascoltiamo la storia triste che William deve raccontarci.
Una storia fatta di uomini che dapprima lavoravano la pietra con il piccone ma che poi – con l’avvento della tecnologia – furono dotati di uno strumento simile ad un martello pneumatico.
Lo chiamavano – in dialetto – la ragassa perché per usarlo bisognava abbracciarlo.
Uno strumento che da una parte li aiutò ma che dall’altra – per la polvere che sprigionava – indurì i polmoni di molti e se li portò via presto.
Troppo presto.
Erano padri, figli, fidanzati,….gente comune che lavorava per guadagnarsi il pane e mantenere la famiglia.
Abbiamo provato anche noi a prendere in braccio la ragassa: adulti e bambini. E dopo aver provato ci siamo chiesti tutti come potessero farlo e come potessero restare tutto il giorno a lavorare sollevando un peso del genere.
La sera, dopo il lavoro, le braccia ancora tremavano per le vibrazioni, ci ha raccontato la guida…
Noto una smorfia sul viso delle mie figlie e confido, nel mio cuore, nel fatto che stiano pensando a quanto poco sforzo richiedano –  in confronto – lo studio e i compiti…
Ma il racconto prosegue.
Molto spesso – in miniera – lavoravano anche i bambini.
Già dai nove anni i purtì scendevano negli accessi stretti ed angusti scavati in precedenza dai minatori e, con dei gerli caricati sulle loro spalle, trasportavano le pietre arrampicandosi su per la miniera.
Al termine del percorso una ciotola veniva riempita con un sassolino per ogni viaggio compiuto.
A fine giornata, arrivava il compenso sulla base dei sassolini raccolti nel contenitore.
William fa indossare il gerlo ai bambini per far capire loro il valore dello sforzo dei purtì.
Molto più facile comprendere quando la schiena sente dolore….
La visita prosegue e lo sguardo scruta ogni dettaglio.

 

C’è spazio anche per un po’ di poesia

e per giocare con un po’ di glitter – come dice William – riferendosi alla polvere di ematite.

Questo alleggerisce un po’ il nostro cuore ed i nostri pensieri ma non toglie valore alle storie che abbiamo ascoltato.
Una mostra fotografica di Pepi Merisio allestita nei cunicoli della miniera rende onore a queste persone che diedero tutto alla miniera in termini di sacrificio.
Nelle fotografie scattate tanti volti, tante scene di vita quotidiana legate alla vita dei minatori.

Usciamo da questa esperienza tutti un po’ cambiati.
C’è chi pensa a come ha fatto paura il buio, chi, un po’ più grandicello, si rende conto degli sforzi richiesti ai bambini di un tempo.
Come genitori ci rendiamo conto che per insegnare ai nostri figli, alle volte, è proprio necessario entrare nelle cose, toccarle con mano, provare di persona.
Cos’ è la stanchezza?
Cosa si sente quando si fa fatica?
Alle volte il cervello non riesce a trasmettere queste sensazioni fino in fondo.
Allora è necessario andare, vincere la paura – perché la miniera fa paura – e chiedere al cervello e al corpo di sperimentare insieme.
Solo così si potrà dire di aver compreso fino in fondo.
E si potrà affermare di essere cresciuti ancora un pochino…

Nelle viscere della terra attraversando una miniera

Informazioni tecniche

La visita guidata alle miniere di Schilpario dura un’ora e mezza. Durante i primi trenta minuti la si percorre a bordo del trenino. Nella seconda parte del “tour” si procede a piedi nei cunicoli sotterranei. E’ necessario un abbigliamento caldo ( la temepratura è di circa 7 gradi e la percentuale di umidità è del 100%) e scarponcini da montagna.
Prima del percorso vi verrà consegnato un caschetto protettivo.

Non è possibile effettuare la visita con il passeggino data la presenza di numerose scale e del  terreno poco agevole.

Il costo del biglietto è di 10 euro per gli adulti e 7 euro per i bambini fino a 14 anni.

Per informazioni sugli orari di apertura e sulla miniera in generale cliccare QUI

 

 

 

4 commenti:

  1. Allora voi avrete visto quelle di sale se eravate e Salisburgo. Io ci sono stata da piccolina con i miei genitori e me lo ricordo ancora come se fosse oggi. Ci avevano vestiti con dei tutoni bianchi e poi eravamo andati nei cunicoli scendendo dai grossi scivoli. Era stato divertentissimo. Sai Chiara….è proprio constatando che questi ricordi sono vivi nel cuore ancora oggi da adulti che portiamo sempre in giro le nostre ragazze…speriamo che anche loro, un giorno, possano avere vivi sempre i bei ricordi!

  2. Bellissimo visitare le miniere, noi l'abbiamo fatto alcuni anni fa a Salisburgo e ci era piaciuto tanto! Immagino le bimbe come hanno apprezzato!

  3. Sto sognando ancora Asiago Stefy….prima o poi ci arrivo, Poi il racconto lo facciamo a due mani!! Un bacio

  4. Daniela, che racconto! Come sempre ci porti in luoghi particolari e inusuali! Grazie

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