I luoghi dello sbarco in Normandia: un viaggio sulle ali della libertà

Si arriva percorrendo le stradine disegnate tra campagna ed oceano a Colleville sur Mer. 
Si arriva parcheggiando in una pineta che pare d’essere in un campeggio di quelli dove ti portano mamma e papà in vacanza da piccola.
La prima cosa che colpisce di questo luogo è l’ordine, la pulizia, la meticolosità con cui la zona è curata. 
Ma c’è altro. 
C’è qualcosa di più. 
Qualcosa che non si tocca, ma che si “sente”. 
E’ il silenzio. 
A Colleville sur Mer regna un silenzio surreale. 
Uno di quei silenzi che si sentono solo in Chiesa, magari il venerdì santo, quando entri, senti il profumo di incenso e vedi i capi chinati in preghiera.
Ma se sei bambino, non capisci esattamente il valore di quel quel silenzio.
Non puoi capire se, della spiaggia che hai alle spalle nella foto ricordo, non conosci la storia di dolore e libertà che essa si porta dentro. 

Omaha Beach: 6 giugno 1944
D-day.
Non sono servite molte parole per spiegare cosa successe….non è stato necessario spiegare l’orrore e raccontare che l’oceano, quel giorno, si tinse di rosso…nessun riferimento a dettagli cruenti. 
Piuttosto una narrazione struggente il cui fluire delle parole ha reso onore al sacrificio di tanti giovani ragazzi che, lasciate le rispettive famiglie, diedero la lor vita per una causa nobile. La libertà.
 E nel silenzio di Colleville sur Mer tre bambine aprono la mente ad una storia sconosciuta, ben lontana dalle storie della buonanotte a cui sono state abituate e con intuizione e fantasia (che solo i bambini hanno) costruiscono una realtà dai contorni ben definiti e guardano con occhi nuovi , con occhi maturi quel mare, quella sabbia, quel panorama…
Si entra nel cimitero americano di Colleville sur Mer passando attraverso un viale che conduce ad uno spazio sconfinato.

E quando hai percorso tutto il viale e il tuo sguardo si apre su quello spazio sconfinato, resti immobile.
Anche se sei un bambino.
Anche se la tua mente piccina non ti concede di capire fino in fondo la tragedia di quel giorno.
Resti immobile.



Ma ad una immobilità di tipo fisico, non corrisponde una immobilità mentale, se sei un bambino…
E quindi, ad un tratto – se sei un bambino –  interrompi quel sacro silenzio, perdi la rigidità e ti lasci andare a mille domande che arrivano a raffica, violente e incessanti come tanti proiettili, gli stessi che quel giorno segnarono per sempre la storia del mondo intero.

E se sei un bambino, hai tutto il diritto di chiedere e sapere…
– Ma mamma, perché così tante croci?
– Ma ci sono davvero sotto i corpi?
– Ma perché tutte bianche ed uguali?
– E perché alcune con la stella?

-Perché tanti hanno il nome sulla croce ed altri no?
– Erano cattivi quelli contro cui combattevano?
– Anche qualcuno che conosciamo noi è in questo cimitero?
– Ma quante sono queste tombe?
– Portiamo anche noi dei fiori a qualcuno?
– Papy, anche tu c’eri e poi ti sei salvato?
– E perchè hanno deciso di morire per la libertà? Ma mamma….la libertà di chi?
– Mamma…libertà…in che senso?

Sento il bisogno di respirare. Anche io ho mille domande in testa, ma non posso prescindere dal mio ruolo di educatore e devo per forza di cose rimandare le mie a dopo…

Libertà…difficile spiegare questo concetto così grande a un bambino.
Ma facile se lasci passare un messaggio di speranza, di felicità, di serenità. Anche questo è libertà.
Libertà è quanto troviamo espresso nella carta dei diritti dei bambini. Lo sapete, lo avete studiato, bambine, vi ricordate?
Che bello quando la scuola viene in aiuto. E’ un segno tangibile della sua importanza. Del fatto che lo studio non è mai uno sforzo vano…

Un po’ meno facile far capire loro che, se siamo felici e liberi oggi è anche perché qualcuno ha dato la vita assicurandoci una vita migliore. Non importa se non hanno recepito questo messaggio. Sono certa che resterà sopito nelle loro menti. Ed al momento opportuno si ripresenterà per aprire nuovi orizzonti.

9.387 croci, tutte lì, davanti ai nostri occhi. Occhi di bimbi e occhi di adulti.
Ognuno, a modo proprio, trova il modo di gestire questa emozione…
Come genitori ci “chiamiamo fuori” e non interveniamo.
Le osserviamo e ci innamoriamo (come se non lo fossimo già…) dei loro sguardi di figlie.

Usciamo dal cimitero un po’ cambiati dentro, sicuramente più rispettosi e grati della nostra libertà…
Usciamo e nelle strade circostanti ci imbattiamo in cimeli di guerra disseminati un po’ ovunque in  questa parte di Normandia.

 E pur spiegando loro che questi carri armati sono veri, le lasciamo libere nei loro giochi di fantasia. E’ necessario questo momento di decompressione dopo una visita di questo spessore.
E poi, da che mondo e mondo, i bambini hanno sempre giocato alla guerra, alla lotta, a buoni contro cattivi e quindi ci sembra molto naturale e splendidamente infantile essere capaci di inventarsi un gioco con ciò che agli occhi dei grandi non è che uno strumento di distruzione e di morte.
E nel rispetto di questo fantastico mondo che è l’infanzia, le lasciamo avvicinare ai carri armati come se fossero dei giocattoli.
Che fanno un po’ paura all’inizio.
Mamma, papà! Venite a vedere come sono grandi!

E mentre i piccoli riemergono serenamente dalla tempesta di emozioni, anche noi adulti abbiamo il tempo di riprendere fiato e di pensare alle nostre di emozioni.
In realtà ben poco perchè c’è qualcuno che, più curioso, chiede aiuto per andare fino sotto al carro armato,  per toccare i cingoli e per infilarsi  nel “buco” e vedere come è fatto dentro …

Riprendiamo la strada per proseguire il nostro viaggio.
Procediamo per quella che si chiama “Voie de la Libertè“, un percorso che si snoda tra Sainte-Mère-Église, il primo paese liberato in bassa Normandia, e Bastogne in Belgio.
Il tortuoso percorso compiuto dalla 3a armata agli ordini del Generale Patton è costellato, lungo ognuno dei suoi 1.145Km, da cippi commemorativi recanti in progressione i chilometri che percorsero le truppe di liberazione.

E’ da questo chilometro zero che ripartiamo più consci del valore del sacrificio.

Alle nostre bambine ancora la voglia di giocare e ridere e scherzare.

Con la consapevolezza che parte di questa serenità…arriva dal mare.

Riproduzione del chilometro zero presso l’ Overlord Museum

7 commenti:

  1. Anche io ci sono stata! Ma ahimè il tempo non era tra i migliori, perchè una pioggerellina insistente e fastidiosa ha accompagnato tutto il mio tour in Normandia…un motivo in più per tornarci!

  2. La pioggerellina in effetti ci ha accompagnato per quasi tutta la vacanza (ti consiglio di leggere il post sulla landa desolata e vedrai che siamo tutti in Kway…) ma in realtà un po' io ero contenta…adoro quel tipo di tempo atmosferico…lo so che non è molto da persona normale…ma quando c'è nebbia e pioggerella io STO BENISSIMO!!!!!

  3. bellissimo questo post. Dovro' andarci un giorno. Gio

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