Herzlich Willkommen in Val di Fassa! – Prima parte

Quando mi prende la scimmia per la montagna, si salvi chi può. 
Inizia – dentro la testa – un viaggio ancor prima di partire che mi obbliga alla ricerca spasmodica di notizie, immagini e qualsiasi cosa mi porti lassù, dove osano le aquile.
Allora vado visitando i miei siti preferiti, quelli che parlano di rifugi, di leggende montane, di acque cristalline, pini e malghe, formaggio e pane. 
Pane buono, fatto con acqua di fonte in una notte stellata di vento.
 
E così, nell’immaginazione si profila un paesaggio che quando poi raggiungo supera ogni aspettativa e mi lascia senza parole, senza respiro, senza possibilità di abbassare lo sguardo tanto lo spettacolo è bello da osservare.

 

Accogliamo l’invito di una famiglia di amici già in vacanza da quelle parti e, un venerdì notte, partiamo alla volta della Val di Fassa o Fassatal, come si chiama da queste parti e andiamo a trovarli.

Montagne come piace a me, montagne con la M maiuscola
Signore montagne, le Dolomiti, patrimonio UNESCO dell’umanità.
 
Arriviamo prestissimo la mattina. Tutto l’equipaggio sotto i dieci anni dorme. 
Io non resisto, devo scendere. Lo confesso, sono ancora in pigiama e ciabatte ma siccome il meccanismo scimmia da montagna è già scattato da un pezzo, me ne frego e scendo così come sono.
E davanti ai miei occhi si palesa questo spettacolo che mi fa provare lo stesso brivido di quando, anche allora in pigiama, mi svegliavo da bambina la mattina di Natale e trovavo i regali sotto l’albero…
Il lago di Carezza con il Latemar sullo sfondo imbiancato ancora da una spruzzata di neve. 
La mente corre veloce alla leggenda che ho letto documentandomi: lo stregone Masarè, innamorato della ninfa del lago, sotto consiglio della strega Langwerda, stese un arcobaleno che partiva dal Catinaccio ed arrivava al Latemar per poterla raggiungere.
Dimenticandosi però di travestirsi, non appena la ninfa attratta dal più bell’arcobaleno colorato di gemme preziose lo vide, scappò tuffandosi nelle acque del lago.
Lo stregone disperato, strappò l’arcobaleno e ne gettò i mille pezzi nel lago.
Ecco perchè, ancora oggi il lago di Carezza conserva tutti gli stupendi colori dell’arcobaleno: verde, azzurro, rosso, indaco, oro, giallo…
 
Con grande fatica mi allontano da questo spettacolo, dal canto degli uccellini e dalla scia che lasciano gli anatroccoli sull’acqua, dal profumo di resina di pini e ci dirigiamo verso la nostra destinazione sistemandoci in campeggio.
E siccome in Trentino, non solo le montagne hanno la lettera maiuscola ma anche l’ospitalità e l’attenzione per i bambini, se venite con me vi mostrerò due cosette…
Al camping Vidor, dove ci siamo sistemati col camper ma dove, oltre a soggiornare con roulotte e tende, è possibile alloggiare anche in mini appartamenti e chalet, i bambini sono persone di tutto riguardo ed a loro è riservato un parco giochi come questo:

 

Un parco giochi con la pavimentazione in scaglie di corteccia che “mammaaaaaaaaaaaaa io mi tolgo le scarpe e vado a piedi nudiiiiii”
 
E dato che, come abbiamo appunto detto, i bambini da queste parti sono ospiti di tutto riguardo, nei bagni (quelli comuni, non quelli privati) i lavandini  e gli specchi sono ad altezza di nanetto
e le porte dei bagnetti sono così

 
Ed i bimbi che con le loro mamme entrano in questi bagni, li percorrono col naso all’insù intenti a contemplare il cielo stellato del soffitto

e restano zitti zitti in ascolto della musica in filodiffusione.
Più che dei servizi igienici, un’ esperienza tutta da provare aprendo e chiudendo porte ovunque (si sa, i bambini fanno così…) per scoprire che per le mamme c’è anche la stanza del phon, col il casco come quello della parrucchiera, con tanto di sedie girevoli e riviste!!! 
E poi, uscendo un po’ dal tema “bagni”, un ponte che d’inverno collega il campeggio direttamente alle piste di sci, e grandi piazzole molte delle quali con carico e scarico e allaccio al gas, animazione, piscina, wellness&beauty e molto altro che troverete visitando questo link.
 
Ci prepariamo con i nostri amici per una camminata semplicissima, a misura di bambino e che parte poco distante dal campeggio: il percorso che porta alla Baita alle cascate
 
Un panorama mozzafiato 

 

che consente, attraverso un facilissimo sentiero nel bosco, di passeggiare  senza nessuna difficoltà con i bambini.
 
Bambini che saranno felici di scovare, lungo il percorso, tane di marmotte per lasciar loro un pezzetto di pane
 
 
 
Bambini felici di camminare e vedere in lontananza le cascate che “poi mamma pucciamo i piedi???”

 
e poi arrivarci davvero alle cascate e giocare con gli amici a costruire dighe
E dopo tanto correre su e giù per i prati, dopo essersi rotolati nell’erba che sa di fiori, sfiniti, un po’ di relax
E i grandi, in tutto questo? Che fanno???
I grandi, a loro volta, trovano un modo molto conviviale tutto loro di vivere la baita delle cascate!
Ultimi scatti prima di prendere la via del ritorno…
 
E arrivati alla base si va a letto presto: domani sarà una giornata piena di emozioni su e giù da un passo di montagna e l’altro…
 
(Fine prima parte….)
 
Puoi leggere la seconda parte cliccando direttamente QUI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 commenti:

  1. Grazie Fabrizio per i complimenti, ci fa tanto piacere condividere i nostri viaggi e le nostre esperienze. Non per vezzo o per vanità ma per il desiderio di divulgare la voglia di scoprire e di essere curiosi. Soprattutto con i bambini! Continuate a seguirci, chissà mai che davvero, tra un post e l'altro scopriamo di essere nello stesso luogo e riusciamo a condividere qualche km insieme! Un abbraccio a tutta la famiglia

  2. Complimenti Daniela, bellissimo blog e bel modo di scrivere, narrare. Sembra di passeggiare con voi.
    Anche noi camperisti, tre più una cockerina; anche noi con la voglia di condividere le nostre esperienze di viaggio spesso più in montagna che al mare. Continuerò a seguirvi. Magari prima o poi ci si incontra.

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